
Una caratteristica peculiare dell’attività sanitaria, che la contraddistingue rispetto ad altri settori è la presenza, oltre che di regole di comune diligenza e prudenza, di regole tecniche (le cosiddette leges artis), in prevalenza non scritte, la cui violabilità può essere ricondotta al concetto di imperizia. Le regole di condotta non scritte pongono il problema di quali siano i criteri preposti alla loro individuazione: tradizionalmente dottrina e giurisprudenza utilizzano i criteri della prevedibilità e della evitabilità dell’evento, a loro volta rapportati al parametro oggettivo dell’agente modello. Colui che pone in essere una determinata condotta, attiva od omissiva, per individuare quale sia il comportamento diligente doveroso, si deve chiedere come si sarebbe comportato nella situazione concreta l’agente modello che svolga il suo stesso tipo di attività (homo eiusdem professionist et condicionis): il medico esperto, l’infermiere esperto ecc.), ovvero che possegga le capacità di prevedere i rischi e di evitarne la realizzazione esigibili da un uomo medio.
Difatti il sanitario risponde a titolo di colpa quando non valuti le possibili conseguenze di ogni suo atto e non riduca al minimo i rischi di ogni terapia e dei possibili interventi.
Inoltre i vari profili di responsabilità possono riguardare anche i volontari ed il personale laico in genere, visto anche nel loro caso possono essere ravvisati reati durante lo svolgimento di attività di volontariato.
Il corso mira a valorizzare i vari profili coinvolti nei setting di emergenza-urgenza, approfondendo le tipologie di responsabilità alle quali si può andare incontro, dando infine risalto agli atteggiamenti adottati ed alle possibili conseguenze.